Montesquieu
e Voltaire
(meglio
di r.a.i. e mediaset)
Alla trasmissione televisiva che quotidianamente conduco in prima serata, ieri sera avevo per ospiti il presidente della corte d' assise di Bordeaux M. de Montesquieu e il noto pubblicista M. de Voltaire.
Ah che noia, diranno súbito i miei lettori, chissà di che argomenti antiquati si trattava!
E invece, mi spiace deludervi, la discussione verteva su un tema di scottante attualità: i costi della famigerata casta. Sissignori, gl' illuministi se ne sono occupati un po' prima di voi!
Certo, loro la chiamavano in un altro modo: la chiamavano venalità delle cariche pubbliche, e la intendevano in senso diametralmente opposto a come la intendiamo oggi. Si discuteva insomma se fosse giusto che lo stato facesse pagare le alte cariche; che queste dovessero addirittura costare qualcosa allo stato, nel secolo dell' illuminismo era assolutamente inconcepibile.
Eh bien, les gens d' alors étoient d' autres gens que les nôtres...
Quali erano dunque i termini della questione?
«La venalité des charges» ha esordito Montesquieu, «est bonne dans un état monarchique, parce qu' elle fait faire, comme un métier de famille, ce qu' on ne voudroit pas entreprendre pour la vertu.»
Montesquieu ha aggiunto che nelle repubbliche la cosa è diversa, nelle repubbliche tutto si fa per virtú e non per soldi.
Voltaire si è infervorato súbito.
Voltaire trova assurdo l'
intero ragionamento, una vera bestialità la venalità delle cariche dovunque
essa avvenga, monarchia o repubblica:
«La
fonction divine de rendre justice, de disposer de la fortune et de la
vie des hommes, un métier de famille! De quelles raisons l' ingénieux
auteur soutient-il une thèse si indigne de lui?»
Alle nostre orecchie use al mercimonio moderno può suonare incomprensibile, eppure Voltaire (lo spauracchio dei preti, l' ateo mostruoso, l' incarnazione del diavolo) ha esplicitamente definito le cariche pubbliche, ad esempio la funzione di magistrato, qualcosa di divino, che non può e non deve avere un controvalore pecuniario: chi ricopre cariche pubbliche, argomentava ieri sera Voltaire, non deve farle diventare un mestiere, né lo stato deve guadagnarci.
Montesquieu mi è parso ieri piú conciliante: nelle monarchie, ha spiegato, le cariche sono di fatto un mestiere, ed è pertanto giusto che chi le occupa debba pagare qualcosa allo stato; nelle repubbliche invece no, nelle repubbliche è giusto che si serva la collettività per puro senso civico! Ah, ma il bello è venuto quando io, che moderavo il dibattito, ho esposto loro la situazione attuale...
Sono rimasti esterefatti nell' apprendere che, sebbene anche noi moderni facciamo pagare la tassa di occupazione di suolo pubblico agli ambulanti, per l' occupazione di cariche pubbliche non solo oggi lo stato non riscuote piú niente, ma paga addirittura uno stipendio a chi le occupa!
Montesquieu è rimasto senza parole, dondolava incredulo il vecchio cranio scosso da impressioni contrastanti.
Voltaire è andato in bestia:
«Ah! quelle vertu! quel labyrinthe d' iniquités!
quel pays! È questo il vostro sistema, il vostro stato,
la vostra filosofia del diritto?» sbraitava. «Voi siete
un insulto al concetto di repubblica, ecco che cosa siete!»
Si è alzato in piedi ed io, da moderatore, ho avuto il mio bel daffare
a calmarlo.
Ho provato a spiegargli che il contesto è cambiato: ai loro tempi, ricoprire cariche pubbliche comportava di per sé un arricchimento privato...
«Sí,» mi ha ribattuto Voltaire, «e l' arricchimento avveniva alla luce del sole; mentre oggi, a quanto capisco, l' arricchimento privato di chi riveste una funzione pubblica avviene sottobanco; dunque, siccome ufficialmente non ha interesse privato nel ricoprire incarichi pubblici, gli date anche lo stipendio ufficiale!»
«Certo, è un bel progresso,» ha annuito Montesquieu lentamente, «non c' è che dire, è proprio un gran bel progresso!»
«Eh bien,»
ho sospirato io di nuovo, allargando le braccia, «les gens d'
alors étoient d' autres gens que les nôtres...»
E ho mandato la pubblicità-progresso.
Come dite? Su quale canale
va in onda la mia trasmissione?
È il canale piú bello, ma nessun' antenna, nessun canone, nessuna parabola
ve lo potranno mai fornire.
È un canale che ognuno può mettere in onda soltanto da sé: prendendo
in mano tutte le sere qualche libro, invece del telecomando.

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