Il fetore del marcio...

Oh lo so, lo so che gli uomini e le donne d' onore, a Siena, non sparano! Essere uomini e donne d' onore, a Siena, vuol dire essere onorati professionisti, niente di piú e niente di meno: come tali, al massimo si commette qualche illecito amministrativo, tutto qui. Il puzzo di cadavere che attanaglia la città non emana da singoli cittadini uccisi da criminali, no: ad andare lentamente in decomposizione è Siena stessa.

Se Siena puzza, altre città non profumano, dirà qualcuno. Ma con me il "mal comune mezzo gaudio" non funziona: godete pure del fetore generale, se vi piace. A me dà fastidio quello che ho sotto il naso.

Difficile dire, a Siena, se puzzi piú la merdina (volevo dire la monetina) del turista oppure le schiere di anime morte locali che per accaparrarsela diventano uomini e donne d' onore, cioè d' affari, ciascuno a capo dei suoi picciotti, che a Siena si chiamano eufemisticamente colleghi.

Come dite? Dite che la mafia vera è solo quella di Palermo e di Chicago? È solo quella che spara? Che ingenui che siete!

In un' entità statale marcia fino all' osso, come questa, la mentalità mafiosa si è ormai diffusa per metastasi; l' esempio dei rappresentanti stessi dello stato ha fatto scuola fra la popolazione in generale, che nei 150 anni d' esistenza di questo stato ha avuto il tempo d' interiorizzarne i metodi, ha avuto il tempo di capire in base a quali criterî ci si faccia strada in questo bello stato.È una strada, ve lo dico súbito, che a una persona con una sua dirittura morale ripugna.

Per far attecchire la mafia ci vuole un humus, una disposizione d' animo, ci vogliono assessori che chiudano non un occhio soltanto, bensí tutti e due. A Siena, di questo non manca niente: hai voglia humus con tutta questa merdina di turista, con tutte queste anime morte eppur fameliche, con questi orbi che di occhi ne chiuderebbero anche cento, come Argus, se per ogni occhio chiuso gli deste una monetina.

La cosa vi stupisce? Credevate che questa fosse una città modello, come i suoi governanti vorrebbero far credere? Una città integerrima, di sani princípi democratici? Lo era. Lo era tanti secoli fa, quando i cittadini liberamente nel Campo di Siena (per usare parole di Dante) si riunivano a parlamento e insediavano gente comune al governo per la durata di due mesi, alla scadenza dei quali li rimandavano a fare il loro mestiere, affinché non si formasse una casta di politici di professione. Nella Siena attuale, nemmeno l' ombra della coscienza civica che animava la repubblica senese medievale. La mentalità attuale, a Siena, è quella incarnata da Luciano Moggi (originario del contado senese), dimessosi dalla dirigenza della Juventus nel maggio 2006 per le ben note vicende, o dal rettore dell' Università, dimessosi dalla sua carica nell' inverno precedente in séguito ad accuse di nepotismo (e costoro almeno si sono dimessi! Non imitati in questo dallo stuolo di emuli che li imitano in tutto il resto, impazienti di prenderne il posto).
Certo, Siena è di nuovo al primo posto in Italia per qualità della vita, secondo Il Sole 24 Ore, il quale tuttavia non mette in conto la cosiddetta illegalità diffusa, assurta a normale prassi amministrativa, né l' ipocrisia, né il negazionismo relativo ad episodi infami di storia locale (vedi "Antisemitismo in Toscana")...

Il mio è solo un esempio (anche banale, se volete)

Personalmente, esercitavo la professione di guida turistica legalmente abilitata e autorizzata e mi ero accorto di come anche in questo settore l' illegalità fosse diffusissima. Tutto il giro d' affari (che a Siena in questo settore è ingente) si trovava in poche mani, e particolarmente nelle mani d' un bottegaio di Piazza del Campo: un personaggio stomachevole, sempre vestito come un damerino nonostante l' età avanzata; sempre atteggiantesi a magnate, dando ordini e regalini a tutti; sul lavoro si permetteva di rivolgersi a colleghi nel mezzo di strada con apprezzamenti e battute, ad esempio diceva al microfono a qualcuno che tenesse la mano alzata per raggruppare i proprî clienti: «Alzalo bene quel braccio...» Chi conosceva il personaggio capiva l' allusione politica.
A questo bottegaio nostalgico del saluto romano l' APT (finanziata con denaro pubblico) girava sistematicamente ogni richiesta da parte di clienti. Tutte le altre guide autorizzate, se volevano lavorare, scivolavano in un rapporto di dipendenza di fatto da costui e dalle poche altre guide egemoni, benché pro forma ognuno restasse un lavoratore autonomo. Oltre a fare il subappalto nei confronti delle altre guide autorizzate, le guide egemoni sguinzagliavano per la città anche una schiera di guide abusive alle loro informali dipendenze, in modo da poter coprire le richieste dei clienti anche nei giorni di massima affluenza turistica. Chi come me si rifiutava di entrare in un rapporto di dipendenza di fatto dalle guide egemoni, era tagliato fuori, in barba a tutte le leggi sulla libera concorrenza e sull' esercizio della professione stessa. Del resto nessun' altra guida si rifiutava, anzi, facevano tutti a gara ad ingraziarsi servilmente i "boss" per riceverne piú lavoro.
Per tutelarsi meglio nei confronti dell' esterno, anche le guide autorizzate di Siena (come quelle delle altre città turistiche) si sono successivamente costituite in associazione, della quale, inutile dirlo, fanno parte tutti: "schiavi" e "padroni"; questi ultimi si dànno in tal modo un alibi di democraticità. All' interno di ogni associazione che si rispetti, infatti, ogni tanto si vota. Una mano lava l' altra, si sa: tu dài il voto a me, io dò piú lavoro a te...
Il 15 gennaio 2002 esposi all' autorità competente (il Comando di Polizia Municipale di Siena) per filo e per segno tutti gli articoli di legge quotidianamente violati a Siena nell' àmbito delle guide turistiche. Il tenente di PM, che protocollò il colloquio, dichiarò la sua intenzione di parlare con l' assessore e di tenermi al corrente degli sviluppi. Ebbene, l' unico sviluppo furono due telefonate che ricevetti proprio da coloro di cui avevo denunciato le pratiche illecite. Chi li aveva avvertiti? Una era del suddetto bottegaio di Piazza del Campo, quello del saluto romano, il quale mi informò della sua (millantata? o reale?) amicizia con l' assessore e si offrí di subappaltarmi tutti i clienti che avessi voluto. La seconda telefonata era di una "boss" minore, personaggio conosciuto a Siena soprattutto grazie al marito artista, e di sinistra: anch' essa mi offrí il subappalto e dichiarò apertamente che, pur di non perdere i clienti, in caso di mio rifiuto avrebbe subappaltato a guide abusive; «non lascerò che i clienti arrivino a te senza passare dalle mie mani», disse.

Cosí finí la mia carriera di guida turistica autorizzata, e cosí finí la mia ricerca di legalità presso le autorità a ciò preposte nella città di Siena.

La legalità, a Siena, quella era già finita da tempo.

 

P.S.
Sette anni piú tardi, l' assessore al turismo del Comune di Siena è ancora la stessa.
Le guide turistiche autorizzate sono piú o meno decuplicate. Per ricevere l' autorizzazione, oggi, a Siena, bisogna pagare 2200 euro e frequentare un corso durante il quale, fra l' altro, le aspiranti guide devono partecipare a degustazioni in una delle tre grandi tenute di proprietà dell' assessore stessa... Cosí, tanto per far capire alle aspiranti guide dov' è che dovranno un giorno condurre i clienti...

 

Marco Bucciarelli, il toscanaccio: un europeo fuori dal coro.

Marco Bucciarelli, il toscanaccio: ein unangepaßter Europäer.

Marco Bucciarelli, il toscanaccio: un Européen hors du troupeau.

 

www.toscanaccio.eu