Tutte le società umane tendono a sacralizzare le istituzioni che si dànno, tendono a metterle al di sopra del cittadino, come se quest' ultimo dovesse servire le istituzioni e non viceversa.

Ad esempio lo studio venne istituzionalizzato prima dell' invenzione della stampa, quando chi non poteva permettersi i costosissimi manoscritti doveva necessariamente recarsi di persona ad ascoltare lezioni tenute a voce. Oggi la grande diffusione dei libri rende obsoleta la lezione orale, eppure questa rimane la prassi istituzionale di apprendimento, mentre l' istruzione autodidattica non viene ufficialmente riconosciuta. [a questo proposito vedi l' opinione di Tolstoj]

Un altro esempio di sclerosi istituzionale? Gli stati cosiddetti nazionali sono, a ben vedere, obsoleti in un' Europa che la maggioranza dei cittadini desidera ormai come confederazione di microrepubbliche regionali: una grande confederazione europea su modello svizzero, con amplissime autonomie cantonali. Ma per duecento anni si è sacralizzato il mito dello stato nazionale, ne si è fatto un tabú intoccabile. Mentre l' unico valore veramente intoccabile dovrebbero essere i diritti dell' uomo, non quelli dello stato.

Terzo esempio. Oggi internet rende tecnicamente possibile la democrazia diretta, ma siamo sclerotizzati su quella rappresentativa. Quelli che vengono eufemisticamente definiti "i costi della democrazia" sono in realtà i privilegî d' un' oligarchia. Con quei soldi si potrebbe finanziare la connessione telematica di tutti i cittadini, che in tal modo potrebbero virtualmente sedere essi stessi in parlamento, senza bisogno di delegare ad altri questo diritto. Certo, molti non ne farebbero uso, e fregarsene è un loro diritto; ma quei milioni di cittadini che invece vogliono partecipare quotidianamente in prima persona ai processi decisionali dovrebbero avere il diritto di poterlo fare. La democrazia rappresentativa, che nega questo diritto, è obsoleta. Bisogna avere il coraggio di dirlo e di rivendicare la democrazia diretta.

Nel momento in cui ogni cittadino siede virtualmente in parlamento e partecipa al quotidiano processo decisionale, anche l' istituzione "partito" diventa obsoleta. Certo, ci si può mettere d' accordo per portare avanti una proposta comune o per collaborare su temi specifici, ma perché legarsi per sempre? Perché creare strutture e quadri gerarchici? Perché sostenere opinioni per partito preso? Io personalmente mi trovo d' accordo su singoli punti con le posizioni ufficiali di partiti diversi, ma non mi sento di dare a nessun partito fiducia totale. Credo che in ogni partito, come in ogni comunità umana, ci sia qualche persona degna in mezzo a tante indegne. Vorrei di volta in volta poter appoggiare questa o quella persona degna, senza per questo appoggiare la gerarchia di quell' istituzione sclerotica che si chiama partito.

l' opinione di Lev N. Tolstoj

Perché dovrebbe essere indispensabile tener lezione? Perché non si dà invece agli studenti un buon libro o due, o una decina di buoni libri?
Il sistema per cui il professore all' università deve tener lezione, e lezione di contenuto originale, è uno di quei dogmi della prassi universitaria ai quali non credo e di cui sarebbe impossibile dimostrare la legittimità. Mi si contraddirà adducendo la presunta maggiore incisività della comunicazione orale; ma è un' argomentazione che non regge. So di me stesso e di molti altri (e non si tratta di eccezioni, bensí di una regola generale!) che non capiscono niente a voce e capiscono bene solo quando leggono un libro in tutta calma a casa propria. ”

(dall' articolo "Vospitanie i obrazovanie" nel numero del luglio 1862 della rivista "Jasnaja Poljana", tradotto nel volume "Quale scuola?" delle Emme Edizioni (Milano 1975), pagine 93-94.)

Tabus der Gegenwart

Jede menschliche Gesellschaft neigt zur Sakralisierung der Institutionen, die sie sich einmal gegeben hat; als ob es Sinn und Zweck des Menschen wäre, den Institutionen zu dienen, und nicht etwa umgekehrt.

So zum Beispiel ist die Universität eine Institution, die vor Erfindung des Buchdrucks der Weitergabe von Wissen zweckmäßig diente: wer etwas lernen wollte und sich keine Handschriften leisten konnte, mußte persönlich zu Vorträgen hingehen und sie sich anhören. Dies ist seit der Massenverbreitung von Büchern recht besehen nur noch eine entbehrliche Zeremonie, aber sie gilt als heilig und unantastbar, während das selbständig angeeignete Wissen keine gesellschaftliche Anerkennung erfährt. [siehe unten Goethes Stellungnahme dazu]

Die ganz große Verkalkung: der Nationalstaat hat sich selbst überlebt in einem Europa, das die Mehrheit der Bürger mittlerweile doch lieber als Bund freier regionaler Länder wünscht, ähnlich dem Schweizerbund mit seinen vielen Kantonen verschiedener Sprache. Aber zweihundert Jahre lang hat man dem Mythos Nationalstaat gehuldigt, so daß dessen Abschaffung heute als Tabu gilt.

Was die parlamentarische Demokratie anbelangt, erübrigt sich im Zeitalter des Internet die Notwendigkeit der Volksvertretung. Wozu Abgeordnete in die Hauptstadt schicken, wenn jeder Bürger technisch die Möglichkeit hätte, selbst aus den entferntesten Winkeln des Landes tagtäglich über jede Frage mitzureden und mitzuentscheiden? Wer abends lieber vor der Glotze oder in der Kneipe sitzt, soll auch nicht gezwungen werden, sich über das Internet an Parlamentssitzungen zu beteiligen; aber niemand von den Millionen Bürgern, die sich doch jeden Tag und nicht nur alle fünf Jahre daran beteiligen wollen, darf aus der parlamentarischen Entscheidungsfindung ausgeschlossen werden, wie heute geschieht.

Sobald jede/r Bürger/in virtuell im Parlament sitzt, erübrigt sich auch die Partei, diese vielleicht allerverkalkteste der Institutionen... Gewiß kann man sich zwecks Erreichung bestimmter Ziele vorläufig zusammenschließen, aber wozu eine Dauerbindung? Wozu hierarchische Strukturen? Wozu vorgefaßte Parteinahme? Persönlich finde ich mich über verschiedene Fragen mit verschiedenen Parteien einverstanden, möchte aber keine einzige Partei mit meiner Dauervertretung beauftragen. Ich bin davon überzeugt, daß in jeder Partei (wie in jeder Menschengruppe überhaupt) sich einige Würdige unter vielen Unwürdigen befinden; jene möchte ich jeweils unterstützen, ohne deshalb die starre und sperrige Institution Partei zu unterstützen. Ich will über jede Frage neu entscheiden, ob und wen ich unterstütze, und gelegentlich selbst eine Lösung vorschlagen. Niemandem trete ich freiwillig mein demokratisches Recht ab, jeden Tag in erster Person neu zu entscheiden.

Dazu Goethe

Ich war mir damals noch nicht deutlich bewußt, daß ich wohl aus Büchern und im Gespräch, nicht aber durch den zusammenhängenden Kathedervortrag etwas lernen konnte. Das Buch erlaubte mir, bei einer Stelle zu verweilen, ja rückwärts zu sehen, welches der mündliche Vortrag und der Lehrer nicht gestatten konnte. Manchmal ergriff mich zu Anfang der Stunde ein Gedanke dem ich nachhing, darüber das Folgende verlor und ganz aus dem Zusammenhang gerieth.”

(aus "Dichtung und Wahrheit", dritter Theil, zwölftes Buch)

 

Marco Bucciarelli, il toscanaccio: un europeo fuori dal coro.

Marco Bucciarelli, il toscanaccio: ein unangepaßter Europäer.

Marco Bucciarelli, il toscanaccio: un Européen hors du troupeau.

 

www.toscanaccio.eu