Die letzte Republik

 

Es gibt Orte, die durch geschichtliche Ereignisse Symbolcharakter annehmen; so ist Ripoll ein Symbol der Unabhängigkeit Kataloniens, oder etwa Lhasa ein Freiheitssymbol für den Tibet. Solch ein Symbolträchtiger Ort ist (oder war) für die Südtoscana Montalcino.

Die Festung von 1361 versperrte den einzigen leichten Zugang zu Montalcino, machte diesen Ort im Mittelalter uneinnehmbar und zur Drehscheibe der Ereignisse, die den überregionalen Ruhm des Städtchens begründeten. 1525 beschämte Montalcino nämlich die römischen Truppen des Medici-Papstes Clemens VII., die es vergeblich belagerten; im Juni 1553 waren es sogar die Kaiserlichen, die nach zweieinhalb Monaten Belagerung kleinlaut wieder abzogen. Der Eroberungskrieg der kaiserlichen Weltmacht gegen die Republik Siena ging indessen weiter: die Hauptstadt kapitulierte im April 1555 nach vierzehnmonatiger Belagerung, doch Montalcino leistete vier weitere Jahre Widerstand und erhielt die republikanische Verfassung aufrecht. Erst am 31. Juli 1559 wurde auch hier die schwarz-weiße Flagge der Republik Siena eingeholt.

Wie man einzelnen, auch von Fremden angebrachten Gedenktafeln im Burghof und im Palas entnehmen kann, sind diese weißen Mauern seitdem zum Symbol von freiem Bürgersinn überhaupt geworden: der letzte Überlebenskampf der Republik Siena wurde im XIX. und im XX. Jahrhundert nachträglich als Überlebenskampf der Demokratie an sich aufgefaßt, die mit dem Fall von Montalcino untergegangen war...

Aus diesen Gründen habe ich die Burg von Montalcino als Titelbild für mein Buch Siena und sein Land. Dorf für Dorf vom Chianti bis zum Meer gewählt, das mit über 700 Seiten und 241 behandelten Orten den ausführlichsten Südtoscana-Kulturführer in deutscher Sprache darstellt.

 

La sala principale del Palazzo Pubblico di Siena prende nome da un mappamondo che sette secoli fa vi faceva bella mostra; l' oggetto era una creazione di Ambrogio Lorenzetti ed era cosí famoso che la sala ne porta ancora oggi il nome, anche se l' oggetto stesso non esiste piú. Giorgio Vasari lo chiama una cosmografia perfetta, secondo que' tempi. Non dobbiamo però immaginarcelo come un mappamondo moderno, come una sfera piena di oceani e di continenti dei quali allora nemmeno si sospettava l' esistenza. Il mappamondo trecentesco dipinto da Ambrogio Lorenzetti era probabilmente un grosso disco girevole che rappresentava la Repubblica Senese, pieno di piccole immagini delle singole località, per vedere le quali appunto si faceva ruotare il disco: a ciò potrebbero risalire i graffi circolari molto evidenti nell' intonaco di una parete della Sala del Mappamondo.

Insomma, su un bordo del disco si sarà visto il mare azzurrino con una navicella isolata a vela gonfia e dietro di lei la bianca rocca del porto di Talamone; girando appena appena il disco in senso antiorario sarà apparsa la foce dell' Ombrone e una veduta panoramica della pianeggiante Grosseto, difesa dalle sue mura ma soprattutto dalla distesa infinita degli acquitrini tutt' attorno. Al bordo degli acquitrini e del mappamondo, Ambrogio avrà dipinto a strapiombo sulla pianura Montepescali, i cui abitanti già nel 1147, quindi per primi in assoluto, scelsero di unirsi politicamente a Siena. Chi faceva girare in senso antiorario il disco del mondo, dopo Montepescali avrà visto Giuncarico, piccola piccola con due sole porte nelle mura ma con abitanti fieri e ardimentosi, che il 26 marzo 1553 avrebbero inflitto una sconfitta agli imperiali... Subito a sinistra di Giuncarico Ambrogio avrà rappresentato Gavorrano, dove il legame con Siena ha trovato personificazione nel mito di Pia de' Tolomei; poi Massa, la capitale della Maremma, con la città vecchia intorno alla grande cattedrale e la città nuova in alto entro le mura senesi a quei tempi ancora in costruzione, e ancora piú a sinistra sul bordo del mappamondo il castello massetano di Monterotondo e quelli di Fosini e di Sillano ai confini di Pisa... Quindi Radicondoli, Mensano, Monteguidi e Casole ai confini di Volterra, e dopo questi, continuando a far ruotare in senso antiorario il disco dipinto, saranno apparsi sul suo bordo tutti i luoghi al confine con Firenze: la vecchia Strove sul Monte Maggio e la famosissima Monteriggioni, il villaggio di Vagliagli con accanto il castello dell' Aiola, la fortezza piú settentrionale della Repubblica; poi Pievasciata, San Gusmè, Montalto, e via di seguito con la Valdichiana agli antipodi di Talamone e infine, sempre sul bordo, tutti i luoghi a sud dell' Amiata, dell' Alta Fiora e dell' Albegna fino a ritornare all' azzurrino del mare con la nave dallo scafo ricurvo e dalla vela gonfia. All' interno del disco naturalmente tutte le città, terre e castella piú lontane dai confini. Siena stessa sarà stata rappresentata grande, ricca di orgogliosi palazzi che alzavano la propria cresta merlata e la propria torre al di sopra delle mura, ma anche quest' immagine si sarà trovata molto vicina al bordo del disco girevole, appena al di sopra di Monteriggioni. Piú vicini al centro, quindi al di sopra di Siena per l' osservatore, Ambrogio Lorenzetti avrà dipinto il castello di Grotti, che a quell' epoca ancora non era stato trasformato in villa, quello di Crevole con l' altissima torre e quello di Murlo, allora entrambi di proprietà del vescovo, che nel Trecento ancora non era arcivescovo. Ancora piú sú, quindi ormai molto vicino al centro del mappamondo, si sarà riconosciuta la "terra murata" di Buonconvento dal color rosso dei suoi mattoni, piú rossi ancora dei campi arati tutt' all' intorno. Ma la parte piú interessante di tutto il marchingegno dev' essere stata il centro: qui in qualche modo il disco sarà stato fissato al muro in modo da poter ruotare, probabilmente mediante un grosso chiodo; è quasi impensabile, però, che lo spunzone di ferro o la capocchia del chiodo siano stati lasciati in vista: per mimetizzarli, Ambrogio Lorenzetti avrà dipinto qualcosa proprio al centro del disco, e quasi certamente questo qualcosa era la veduta panoramica di Montalcino... Un po' diversa, certo, da come la conosciamo noi: ancora priva della fortezza del 1361, ma in compenso con qualche torre in piú all' interno delle possenti mura, e in ogni caso riconoscibile per la sua posizione inespugnabile, alta sul suo monte che anche Ambrogio come tutti i pittori avrà rappresentato isolato, senza il Poggio Civitella a cui invece è attaccato. Il Lorenzetti amava esprimersi per simboli, amava dipingere allegorie, pertanto non avrà mancato di raffigurare anche un grande leccio sproporzionato sul colle di Montalcino per facilitarne ulteriormente l' immediata identificazione.

Per la sua posizione geografica piú o meno equidistante dal confine di Chiusi come da quello di Gavorrano o di Monteriggioni, il perno su cui ruotava tutto il mappamondo trecentesco non può essere stato che Montalcino. Per questa stessa centralità geografica, ancor piú che per l' inespugnabilità, Montalcino dopo la caduta di Siena divenne la capitale dello Stato: qui dunque era davvero l' ombelico del piccolo mondo senese. Qui era il perno intorno al quale ha girato tutta la storia di Siena: fu per il possesso di Montalcino che ventimila fra fiorentini, bolognesi, pratesi, lucchesi, sangimignanesi, colligiani, orvietani e perugini trovarono la morte per mano senese a Montaperti, e fu grazie a questa vittoria epocale che nei trecento anni successivi poté svilupparsi la senesità come modo di essere, di pensare, di governarsi, di parlare, di dipingere, insomma come àmbito culturale e politico autonomo. Se però non ci fossero stati quei quattro anni dal 1555 al 1559, se non ci fosse stato quel finale montalcinese, la Repubblica di Siena in definitiva non sarebbe stata altro che un' emanazione del Comune di Siena, come la Repubblica di Firenze non è stata altro che un territorio conquistato dal Comune di Firenze, e lo stesso potrebbe dirsi di quella di Pisa, di Venezia etc. Fu solo grazie a quei quattro anni di governo ilcinese che la Repubblica di Siena per cosí dire si emancipò dal comune urbano, divenne qualcosa di piú grande e di piú profondo, prese coscienza della propria libertà e di quel che vuol dire essere una libera repubblica in un mondo dove tutti son sudditi. Quella che fino ad allora era stata la bandiera del Comune di Siena, divenne, in quei quattro anni senza Siena, la bandiera di tutto un popolo in senso lato; quella bandiera che forse spesso era stata vista come simbolo dell' arroganza cittadina nei confronti del contado, per quattro anni fu invece vista da tutto il popolo della Toscana Meridionale come il simbolo della propria libertà, della propria dignità umana e politica. Paradossalmente, proprio i quattro anni successivi alla caduta di Siena meritano di venir considerati il trionfo della senesità: soltanto dopo che la città fu uscita di scena si ebbe la dimostrazione che Siena era qualcosa di piú grande e di diverso da una semplice città. Era un' idea, e per quest' idea la gente del territorio continuò a combattere piú a lungo degli stessi senesi di città!

Questo canto del cigno della senesità ebbe il suo fulcro in Montalcino. Ancora una volta fu qui il pernio intorno al quale "tutto il mondo" ruotava.


E oggi? Oggi che grazie alla superstrada i senesi di città hanno molti piú contatti con la Val d' Elsa che con la Val d' Orcia e anche mentalmente gravitano sempre piú su Firenze, mentre d' altra parte Grosseto ha pagato con la perdita di ogni identità storica e culturale la sua enorme crescita, oggi a maggior ragione la capitale ideale della Toscana Meridionale, il fulcro della storia, della lingua, della tradizione di questa metà piú bella di Toscana è proprio a mezza strada fra Siena e Grosseto, fra Orcia e Ombrone, fra Crete e Amiata, fra entroterra e Maremma! È ancora a Montalcino, oggi piú di allora, il centro del mondo senese dipinto da Ambrogio Lorenzetti.

Per tutti questi motivi ho scelto la fortezza ilcinese del 1361, con la Balzana issata, per la copertina del mio libro Siena und sein Land, che con oltre 700 pagine e 241 località trattate è la guida piú dettagliata della Toscana Meridionale in lingua tedesca.

 

 

Marco Bucciarelli, il toscanaccio: un europeo fuori dal coro.

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