Familles, je vous hais!
A. Gide

Qualche tempo fa mi capitò di fare una lunga chiacchierata con una norvegese che vive a Siena con le sue due bambine. Mi raccontò di essersi trasferita in Italia perché qui la famiglia sarebbe ancora un valore riconosciuto da tutti: la famiglia solida, si capisce, la famiglia durevole, protettiva, quella famiglia insomma che in Scandinavia non esiste piú. La famiglia opprimente, mormorai io, e ripensai a un vecchio slogan radicale degli anni '70 che paragonava la famiglia a una camera a gas. La mia interlocutrice ci rimase male, ma poi ammise che a volte, è vero, può succedere che la famiglia risulti opprimente; ma secondo lei si tratterebbe di eccezioni, la regola sarebbe un' altra. Io non la contraddissi piú, perché evidentemente aveva rincorso un suo sogno per migliaia di chilometri, ed io rispetto chi nella vita insegue un sogno, anche quando è l' esatto contrario del mio. I miei pensieri andavano in direzione opposta. La norvegese mi parlava dell' Università di Christiania ad Oslo, ed io intanto pensavo alla Christiania di Copenhagen, che ai miei tempi era stata un mito proprio nell' ottica della liberazione dalla famiglia. Pensavo a quella legge danese che sanciva il diritto di ogni cittadino che avesse compiuto i sedici anni d' età ad abitare per conto proprio, e dunque l' obbligo per lo stato di procurargli un' abitazione. Quella è civiltà, pensavo a sedici anni. E lo penso ancora; ed ascoltavo a bocca aperta, benché abbia imparato a non stupirmi piú di nulla, ascoltavo con incredulo interesse quella norvegese che invece sognava una famiglia all' italiana, coi figlioli mammoni che a trent' anni abitano e vivono ancora come tredicenni: per questo si era trasferita a Siena. Dunque è cosí che il mondo considera Siena? Un covo di mammoni, di famiglie pastasciuttesche? Dio, pensavo fra me e me, ma dov' è finito Cecco Angiolieri, che proclamava in pubblico:
Il pessimo e 'l crudele odio ch' i' porto,
a diritta ragione, al padre meo...
Dove sono i senesi che ai suoi tempi gli applaudivano? Dov' è Meo, il grande Meo de' Tolomei, che raccontava in terza rima a tutto il mondo i vizî privati di quel suo fratello, di quel politico dalla brillante, inarrestabile carriera, quello raffigurato addirittura nella grande maestà di Lippo Memmi a San Gimignano, della quale fu il committente? La vera famiglia senese? Solida, durevole, protettiva? Oh, nessuno l' ha descritta meglio di Meo de' Tolomei, nel sonetto in cui racconta come la mamma tentasse d' ammazzarlo:

Su lo letto mi stava l' altra sera
e facea dritta vista di dormire:
ed i' vidi mia madr' a me venire
empiosamente, con malvagia cera.

E 'n sul letto mi salí molto fera
e man mi pos' a la gola, al ver dire,
e solamente per farmi morire;
e, se non fosse ch' i' m' atai, mort' era.

Sí che non fu tanto ria Medea,
che le piacqu' al figliolo morte dare,
che mie madre sia tanto piú rea;

ch' a tradimento mi vols' affogare,
perch' a Min domanda' la parte mea:
là 'ndi i' lel queto: làssim' ella stare!

Questo sí che sarebbe un sonetto da far imparare a memoria nelle scuole senesi (se non fosse che la scuola è piú dannosa ancora della famiglia!), e sul quale i bacchettoni, i difensori della sacralità della famiglia, dovranno un giorno amaramente meditare al Purgatorio!

Nella controfacciata del duomo di Massa Marittima questo affresco cinquecentesco rappresentava San Giuliano nell' atto di uccidere il babbo. Successivi ritocchi censorii hanno trasformato la lama del pugnale in lembi della camicia che traspaiono attraverso l' apertura della manica, ed oggi si dice che l' affresco rappresenti San Giuliano nell' atto di curare i feriti...! La sacralità della famiglia è salva.

 

Legislazione pontificia sulla famiglia

Quando a volte dico che la famiglia ideale cristiana si compone di padri onnipotenti, vergini incinte e figlî crocifissi, sembra una battuta — ma non lo è. Spesso, infatti, si dimentica che il clero, oltre ad immischiarsi nelle legislazioni altrui, possiede un proprio stato sovrano con una propria legislazione. Certo, la monarchia assoluta che si chiama Stato Città del Vaticano non annovera molte famiglie tra la sua popolazione; ma è quanto resta di uno stato ben piú grande chiamato Patrimonium Petri, al quale il clero non ha mai rinunciato volontariamente: era uno stato con diversi milioni di sudditi e addirittura con un suo piccolo impero coloniale (il Paraguay). Ovviamente lo stato del clero aveva leggi riguardanti la famiglia, leggi che rimasero in vigore per secoli, senza mai venir riformate, e chissà, forse nello Stato Città del Vaticano quelle vecchie leggi sono in vigore ancora oggi, tanto di famiglie, ormai, ne hanno poche, e contestazioni punte. Ebbene, vediamo un po' quale era la legislazione familiare in vigore nello stato del clero ancora pochi anni prima dell' invasione piemontese. Le leggi dello Stato della Chiesa contemplavano tredici casi nei quali ogni padre di famiglia aveva il sacrosanto diritto di uccidere i proprî figlî:
1.
in caso il figlio avesse alzato le mani sul padre;
2. in caso il figlio avesse gravemente ingiuriato il padre;
3. in caso il figlio avesse accusato il padre d' un crimine capitale, fatta eccezione per la lesa maestà e per l' alto tradimento;
4. in caso il figlio si fosse legato a cattive compagnie;
5. in caso il figlio avesse tramato contro la vita del padre; 6. in caso il figlio avesse avuto rapporti sessuali con la moglie o con l' amante del padre;
7. in caso il figlio si fosse rifiutato di pagare la cauzione per il padre imprigionato per debiti;
8. in caso il figlio avesse impedito con la forza al padre di testimoniare;
9. in caso il figlio fosse andato a fare il gladiatore o l' attore contro la volontà paterna;
10. in caso la figlia conducesse vita sregolata dopo aver rifiutato di maritarsi;
11. in caso i figlî non prestassero la dovuta assistenza al padre ammalato;
12. in caso i figlî si fossero rifiutati di riscattare il padre caduto nelle mani degl' infedeli;
13. in caso i figlî avessero abiurato alla religione cattolica.

Sissignori, in tutti questi casi il diritto di famiglia pontificio dava facoltà al padre di uccidere il figlio o la figlia. Ecco perché non è affatto una battuta dire che la famiglia ideale tanto rimpianta dai clericali contemplava padri onnipotenti e figli crocifissi!
Da quale fonte ho ricavato i dati citati? Li riporta Alexandre Dumas nelle note in calce alla sua storia di Beatrice Cenci, una narrazione nella quale Dumas fece lavorare non tanto la sua fantasia di romanziere quanto la sua passione per la meticolosa ricostruzione di delitti e processi. Il testo in questione fa parte del primo volume dei Crimes célèbres ma, secondo il Dizionario Letterario Bompiani, è poco noto perché quasi sempre escluso nelle varie ristampe delle sue opere. Sarà un caso?

Se amate il genere poliziesco, leggete per una volta una storia vera! E, invece di andare in San Pietro in Vaticano in pellegrinaggio alle tombe dei pontefici, andate in San Pietro in Montorio in pellegrinaggio sulla tomba di Beatrice Cenci, e sentite un po' quello che ha da raccontarvi: ve la dà lei la famiglia tradizionale!

 

 

 

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