Familles, je vous hais!
A. Gide
Io non la contraddissi piú, perché evidentemente aveva rincorso un suo sogno
per migliaia di chilometri, ed io rispetto chi nella vita insegue un sogno,
anche quando è l' esatto contrario del mio. I miei pensieri andavano in direzione
opposta. La norvegese mi parlava dell' Università di Christiania ad Oslo, ed
io intanto pensavo alla Christiania di Copenhagen, che ai miei tempi era stata
un mito proprio nell' ottica della liberazione dalla famiglia. Pensavo a quella
legge danese che sanciva il diritto di ogni cittadino che avesse compiuto i
sedici anni d' età ad abitare per conto proprio, e dunque l' obbligo per lo
stato di procurargli un' abitazione. Quella è civiltà, pensavo a sedici anni.
E lo penso ancora; ed ascoltavo a bocca aperta, benché abbia imparato a non
stupirmi piú di nulla, ascoltavo con incredulo interesse quella norvegese che
invece sognava una famiglia all' italiana, coi figlioli mammoni che a trent'
anni abitano e vivono ancora come tredicenni: per questo si era trasferita a
Siena. Dunque è cosí che il mondo considera Siena? Un covo di mammoni, di famiglie
pastasciuttesche? Dio, pensavo fra me e me, ma dov' è finito
Cecco Angiolieri, che proclamava in pubblico:| Il pessimo e 'l crudele odio ch' i' porto, a diritta ragione, al padre meo... |
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Su lo letto mi stava l' altra sera |
Questo sí che sarebbe un sonetto da far imparare a memoria nelle scuole senesi (se non fosse che la scuola è piú dannosa ancora della famiglia!), e sul quale i bacchettoni, i difensori della sacralità della famiglia, dovranno un giorno amaramente meditare al Purgatorio!

Nella controfacciata del duomo di Massa Marittima questo affresco cinquecentesco rappresentava San Giuliano nell' atto di uccidere il babbo. Successivi ritocchi censorii hanno trasformato la lama del pugnale in lembi della camicia che traspaiono attraverso l' apertura della manica, ed oggi si dice che l' affresco rappresenti San Giuliano nell' atto di curare i feriti...! La sacralità della famiglia è salva.
Legislazione pontificia sulla famiglia
Quando
a volte dico che la famiglia ideale cristiana si compone di padri
onnipotenti, vergini incinte e figlî crocifissi, sembra una battuta
ma non lo è. Spesso, infatti, si dimentica che il clero, oltre ad
immischiarsi nelle legislazioni altrui, possiede un proprio stato sovrano
con una propria legislazione. Certo, la monarchia assoluta che si chiama
Stato Città del Vaticano non annovera molte
famiglie tra la sua popolazione; ma è quanto resta di uno stato ben piú
grande chiamato Patrimonium Petri, al quale
il clero non ha mai rinunciato volontariamente: era uno stato con diversi
milioni di sudditi e addirittura con un suo piccolo impero coloniale (il
Paraguay). Ovviamente lo stato del clero aveva leggi riguardanti la famiglia,
leggi che rimasero in vigore per secoli, senza mai venir riformate, e chissà,
forse nello Stato Città del Vaticano quelle vecchie leggi sono in vigore
ancora oggi, tanto di famiglie, ormai, ne hanno poche, e contestazioni punte.
Ebbene, vediamo un po' quale era la legislazione familiare in vigore nello
stato del clero ancora pochi anni prima dell' invasione piemontese. Le
leggi dello Stato della Chiesa contemplavano tredici casi nei quali ogni
padre di famiglia aveva il sacrosanto diritto di uccidere i proprî figlî:
1. in caso il figlio avesse alzato
le mani sul padre;
2. in caso il figlio avesse gravemente
ingiuriato il padre;
3. in caso il figlio avesse accusato
il padre d' un crimine capitale, fatta eccezione per la lesa maestà e per
l' alto tradimento;
4. in caso il figlio si fosse legato
a cattive compagnie;
5. in caso il figlio avesse tramato
contro la vita del padre; 6. in caso
il figlio avesse avuto rapporti sessuali con la moglie o con l' amante del
padre;
7. in caso il figlio si fosse rifiutato
di pagare la cauzione per il padre imprigionato per debiti;
8. in caso il figlio avesse impedito
con la forza al padre di testimoniare;
9. in caso il figlio fosse andato a
fare il gladiatore o l' attore contro la volontà paterna;
10. in caso la figlia conducesse vita
sregolata dopo aver rifiutato di maritarsi;
11. in caso i figlî non prestassero
la dovuta assistenza al padre ammalato;
12. in caso i figlî si fossero rifiutati
di riscattare il padre caduto nelle mani degl' infedeli;
13. in caso i figlî avessero abiurato
alla religione cattolica.
Sissignori, in tutti questi casi il diritto di famiglia pontificio dava
facoltà al padre di uccidere il figlio o la figlia.
Ecco perché non è affatto una battuta dire che la famiglia ideale tanto
rimpianta dai clericali contemplava padri onnipotenti e figli crocifissi!
Da quale fonte ho ricavato i dati citati? Li riporta Alexandre Dumas nelle
note in calce alla sua storia di Beatrice Cenci, una narrazione nella quale
Dumas fece lavorare non tanto la sua fantasia di romanziere quanto la sua
passione per la meticolosa ricostruzione di delitti e processi. Il testo
in questione fa parte del primo volume dei Crimes
célèbres ma, secondo il Dizionario Letterario Bompiani, è poco
noto perché quasi sempre escluso nelle varie ristampe delle sue opere.
Sarà un caso?
Se amate il genere poliziesco, leggete per una volta una storia vera! E,
invece di andare in San Pietro in Vaticano in pellegrinaggio alle tombe
dei pontefici, andate in San Pietro in Montorio in pellegrinaggio sulla
tomba di Beatrice Cenci, e sentite un po' quello
che ha da raccontarvi: ve la dà lei la famiglia tradizionale!

Marco Bucciarelli, il toscanaccio: un europeo fuori dal coro.
Marco Bucciarelli, il toscanaccio: ein unangepaßter Europäer.
Marco Bucciarelli, il toscanaccio: un Européen hors du troupeau.
www.toscanaccio.eu