uguaglianza civile


Spiegare il principio d' uguaglianza dicendo che siamo tutti uguali, è il servizio peggiore che si possa rendere al principio stesso, tanto evidente è l' unicità, l' irripetibilità di ciascun individuo. No, uguaglianza non significa essere tutti uguali, ma piuttosto avere ugual valore pur essendo tutti diversi.
Uguaglianza non significa appiattimento, anzi: paradossalmente è proprio il principio dell' uguaglianza che garantisce le diversità proclamando che nessuna persona ha piú valore di un' altra, nessun modello di vita, di cultura, di morale ha piú diritti degli altri. In una società egualitaria la legge è uguale per tutti non solo nell' applicazione, ma anche nei principî a cui s' ispira. Uno stato in cui gli edificî pubblici espongono il simbolo di una religione, se non è proprio una teocrazia, certo è uno stato senza uguaglianza fra credenti e non credenti.
Uno stato in cui parti della popolazione vengono costrette dalla scuola a disimparare la propria lingua materna ed a servirsi di una lingua percepita come artificiale o imposta, è uno stato che lascia a desiderare quanto ad uguaglianza culturale e linguistica. Per non parlare poi di disuguaglianze ancora piú palesi, che abbiamo sotto gli occhi quotidianamente.
Proprio dal quotidiano, dalle piccole cose piú che dai roboanti proclami, si misura il grado d' uguaglianza d' una società. Tanto per fare un esempio: il modo di rivolgersi alle persone. In Germania il poliziotto chiama Herr e dà del Lei all' extracomunitario nel centro d' accoglienza, come la giornalista che intervista l' arcivescovo di Treviri lo chiama Herr, senza tanti baciamani verbali. La cancelliera viene chiamata semplicemente Frau Merkel oggi e veniva chiamata Frau Merkel anche quand' era una ragazzina di campagna nel Mecklenburgo, proprio perché, se si crede nell' uguaglianza, si crede che una ragazzina di campagna non abbia meno valore e meno dignità del capo d' un governo. In Italia, al contrario, ci si rivolge in modo sprezzante ai diseredati e in modo servile ai potenti: difficilmente un immigrato sente chiamarsi signore o darsi del Lei (come sarebbe normale), mentre un arcivescovo o un politicante qualsiasi son capaci di offendersi se li si chiama semplicemente signore, come sarebbe normale in una società che credesse davvero nell' uguaglianza. Qualche presidente della Camera, ad esempio Irene Pivetti e Fausto Bertinotti, ha provato a rivolgersi ai suoi colleghi chiamandoli deputato o deputata, ma naturalmente non ha attecchito. Sono tornati a chiamarsi untuosamente a vicenda onorevoli, come se il resto dei cittadini fosse meno onorevole di loro. Che aspettarsi da un parlamento i cui membri si fan chiamare onorevoli e vietano in aula ogni abbigliamento maschile diverso da giacca e cravatta? In Germania si chiamano, come tutti i cittadini, Frau se sono donne ed Herr se sono uomini, e si recano in parlamento vestiti ognuno come vuole, anche in maglione e scarpe da ginnastica, perché uguaglianza non significa essere tutti uguali, bensí avere uguali diritti restando ognuno diverso dagli altri, appunto.


Porto l' esempio della Germania perché la conosco, non perché sia l' unico esempio che si possa fare, ovviamente.

diversità religiosa

Gli dei pagani erano soprattutto divinità locali, un po' come i santi del cristianesimo ortodosso e cattolico: se è vero che Pietro è in teoria il principe degli apostoli, è innegabile che in Francia sia piú importante Martino, in Spagna Jacopo, a Firenze il Battista e a Siena l' Assunta. Allo stesso modo la superiorità di Zeus/Giove era piú teorica che pratica, e in realtà ogni luogo aveva una sua propria divinità particolare, che si contentava di essere la piú importante a livello locale, senza pretendere l' esclusiva mondiale. Ognuno aveva dunque il proprio dio o la propria dea, ma non voleva imporlo al resto del mondo. Questa tolleranza politeista cominciò ad entrare in crisi quando il mondo mediterraneo si ritrovò unificato nell' Impero Romano: se i popoli civili erano uniti in uno stato, se ubbidivano ad una legislazione e ad un imperatore, era inevitabile che prima o poi l' idea farneticante di un unico dio si propagasse. Il problema era però che tale dio unico pretendeva l' annientamento di tutti gli altri dei e lo sterminio di chi li adorava (leggete nella bibbia come vengono trattati i canaaniti e gli altri pagani!): di pari passo con la fede in un dio unico si diffuse nel mondo l' intolleranza.
Dopo la frantumazione dell' Impero Romano, i tre continenti che parzialmente ne facevano parte son rimasti politicamente separati: ecco l' unico motivo che ha permesso il persistere, sul nostro pianeta, di diverse religioni monoteiste, ciascuna delle quali, in realtà, nega che possa esistere piú di una vera religione. Anche i monoteisti piú tolleranti, infatti, non possono che chiamare false tutte le altre religioni, e cosí facendo non possono che offenderne gli adepti: il conflitto è dunque nel DNA del monoteismo, e solo la divisione del mondo ne ha a lungo impedito l' acutizzarsi. Ora però la globalizzazione nella quale ci ritroviamo a vivere ha ripristinato contatti e una sorta di unità mondiale che il mondo mediterraneo non aveva piú conosciuto dopo la frantumazione dell' Impero Romano. Il mondo è sempre piú UNO, e immancabilmente ritorna attuale l' idea farneticante di un unico governo, di un' unica legislazione, di un unico dio per tutto il mondo. Monoteismo tollerante è sempre stata una contraddizione in termini, ma l' assetto politico mondiale costringeva i diversi monoteismi a una sorta di tregua. Ora la tregua è finita e, se la globalizzazione andrà avanti, è inevitabile che uno dei diversi monoteismi s' imponga con le buone o con le cattive maniere, ed assimili o perseguiti le altre religioni. Soltanto un' interruzione della globalizzazione potrebbe mantenere lo status quo di tolleranza reciproca, del resto piú apparente che reale. E se la globalizzazione continua? Quale sarà la religione che s' imporrà a livello mondiale? Senza dubbio la piú fanatica, la piú intollerante, la piú semplice. Andò cosí anche all' interno dell' Impero Romano.

  • Questo graffito tardo-antico mostra quale opinione i pagani disincantati, profondamente laici e tolleranti, avessero dei cristiani; ciononostante li tolleravano, come noi tolleriamo i musulmani pur prendendoli in giro nelle caricature. E i cristiani come ricambiavano la tolleranza canzonatoria dei pagani? Proprio come gl' islamisti di oggi: col terrore e la guerra santa. Chi non lo crede, legga il testimone oculare Libanios, o legga Karlheinz Deschner.

     

     

    l' opinione di Pio Rajna

    “Il paganesimo [...]: non v' ebbe né vi sarà mai una religione meno disposta alle intolleranze. Se queste sue doti parvero venir meno quando si trovò a fronte del cristianesimo, a chi ne daremo la colpa? Chi era l' aggressore e chi l' aggresso? Certo i cristiani avrebbero potuto vivere tranquilli e in Roma e in Atene, come vi vivevano tranquilli da tempo Egiziani, Caldei, Israeliti, se non avessero preteso di rovesciare tutto quanto l' ordine di cose che allora esisteva.”

    (da "La materia e la forma della Divina Commedia", pubblicato dalla Società Dantesca Italiana)

     

    l' opinione di Sigmund Freud

    “Nachdem der Apostel Paulus die allgemeine Menschenliebe zum Fundament seiner christlichen Gemeinde gemacht hatte, war die äußerste Intoleranz des Christentums gegen die draußen Verbliebenen eine unvermeidliche Folge geworden; den Römern, die ihr staatliches Gemeinwesen nicht auf die Liebe begründet hatten, war religiöse Unduldsamkeit fremd gewesen, obwohl die Religion bei ihnen Sache des Staates und der Staat von Religion durchtränkt war. ”

    (da "Das Unbehagen in der Kultur")

    Marco Bucciarelli, il toscanaccio: un europeo fuori dal coro.

    Marco Bucciarelli, il toscanaccio: ein unangepaßter Europäer.

    Marco Bucciarelli, il toscanaccio: un Européen hors du troupeau.

     

    www.toscanaccio.eu