Alessandro Manzoni dall' oltretomba ammette: Scusate, mi ero sbagliato!

la meva filosofia és fraccionar per
independitzar; que sorgeixi
pertot arreu llibertat i diferència.

Lluís Racionero

 

 

Manzoni, Manzoni, senza le spintarelle di Goethe saresti rimasto un manzo! Senza quelle recensioni positive di Goethe saresti rimasto una specie di Parini, un misconosciuto letterato lombardo col viziaccio del toscaneggiare: tale ruolo sarebbe stato a te piú confacente — e sarebbe stato meglio per tutti.
Ma, pensarono i politicanti risorgimentali (che allora come oggi leggevano le recensioni, non i libri), se piace a Goethe, se oltr' Alpe è conosciuto, questo Manzoni è proprio quello che ci serve per dare legittimità letteraria e ideologica al costituendo Regno d' Italia! E cosí fu. Quel nuovo stato che per i diplomatici era frutto degl' intrighi di Cavour, mentre i sognatori e gli esaltati lo consideravano opera di Garibaldi, quello stesso stato i letterati di tutto il mondo lo identificarono con la nuova Italia del Manzoni. Nuova?
Un' Italia bigotta, pretajola, abitata da un popolo (uno, si badi bene!) di brava gente, la cui massima aspirazione è metter sú famiglia nel timor di Dio, aspirazione sacrosanta nella quale (come in tutto il resto) è impedita da cattivoni stranieri, perché — si sa — il cattivo è sempre l' altro, il male è sempre altrove... capirai che novità!
Strano popolo, il presunto popolo italiano fantasticato dal Manzoni: un popolo di castrati psicologicamente e culturalmente, un popolo di manzi dal muso buono e stúpido, che piú che parlare ruminano pedissequamente, ruminano muti come il mútolo di Lamporecchio; eh sí, perché la fraseologia fiorentineggiante che il Manzoni mette in bocca ai suoi personaggî non è né aulica né popolare, no, è semplicemenete insulsa, prolissa, è un fiorentino artificioso, inventato, che farebbe ridere a metterlo in bocca a contadini del Mugello, e non vi dico che cosa fa, messo in bocca a contadini delle prealpi lombarde.
Ah, caro Manzoni, avresti toscaneggiato meglio se tu fossi stato zitto!
Dammi retta: il toscano lascialo a noialtri.
Quanto alle ideologie alle quali ti sei asservito, poi... Sei rimasto un pretaiolo baciapile, e allo stesso tempo ti sei messo al servizio del rullo compressore sabaudo, cioè dell' italianizzazione forzata, dell' appiattimento, della repressione delle diversità, della desertificazione culturale: volevi ridurre ad una, ad una sola, le mille lingue, le mille culture d' Italia; volevi fare di noi tutti tanti manzi ruminanti all' unisono VIVA V.E.R.D.I.... E ci sei quasi, quasi riuscito. Con l' aiuto della scuola, si capisce. Sei diventato per decreto ministeriale lo strumento principale del lavaggio del cervello scolastico, dell' annientamento delle lingue vere, delle lingue madri, quelle che i contadini parlavano davvero, condannate a morte dallo stato unitario per sostituirle con una lingua artificiale, con quel tuo fiorentino falso che nessun toscano ha mai parlato in codesto modo stúpido, in codesto modo manzoniano.
Era questo che volevi, Manzoni? Sei contento del risultato? O ammetti, come ammise Karl Marx la notte che apparve in sogno a Boris Yeltsin ubriaco, di aver sbagliato tutto?
Guàrdati intorno, Manzoni, guardala questa Italia, guarda come l' ha ridotta l' ideologia dell' uno, la monomania. Era cosí che la sognavi nel 1821?

Una gente che libera tutta,
O fia serva tra l' Alpe ed il mare;

Una d' arme, di lingua, d' altare,
Di memoria, di sangue e di cor.

Con questi versi ti facesti strumento del nazionalismo risorgimentale che voleva livellare le mille differenze, l' immensa ricchissima varietà tra l' Alpe ed il mare. Una, una, una: il monomane non ha pace finché non riduce tutto ad uno, eh Manzoni?
Ma non li sentivi, non li leggevi quei tuoi colleghi che vivevano già in un grande stato accentrato e livellatore come il Regno di Francia, e che già ai tuoi tempi rimpiangevano le diversità, la pluralità? I tuoi colleghi provenzali, i giovani poeti di Provenza, nel 1854 fondarono il Félibrige per reintrodurre la lingua provenzale, soffocata e costretta ad estinguersi dalla stato unitario francese. Jean-Jacques Ampère scriveva nel 1850 a proposito delle contrade di Siena che la frammentazione aveva favorito il proliferare del genio e della cultura in Italia, mentre la provincia francese era diventata un deserto culturale (lamentava Ampère) per colpa dello stato unitario che per secoli aveva accentrato tutta la cultura a Parigi...
Ma te, niente: non c' è piú sordo di chi non vuol sentire... Avevi fiutato da che parte tirava il vento, e ti mettesti dalla parte vincente.
UNA d' arme, di lingua, d' altare, di memoria, di sangue e di cor... Non è un caso, credo, che tu mettessi al primo posto l' arme. L' Italia, questa era la preoccupazione alla base di tutto il Risorgimento, avrebbe dovuto dotarsi di un forte esercito. Vai a dirglielo, Manzoni, ai pacifisti di oggi, che pacifismo e grande stato unitario son due concetti inconciliabili!
Al secondo posto nella tua visione monomaniaca c' è l' unità linguistica. Ebbene, a che cosa ci ha condotti il monolinguismo imposto dallo stato unitario? L' unico risultato è che oggi siamo tutti (toscani compresi) linguisticamente sradicati, privati ognuno della propria lingua madre, e ci esprimiamo in un ibrido brutto, artificioso: ascoltalo, Manzoni, e farà orrore perfino a te. E non si lamenti, chi ritiene che sia stato giusto sacrificare le tante lingue vere (sissignori: lingue, non dialetti) a questo mostriciattolo artificiale, non si lamenti se poi in Europa e nel mondo per lo stesso principio di livellamento e UNIficazione si sacrifica ogni altra lingua all' inglese! O tutte le lingue hanno il diritto di sopravvivere (anche il veneto, anche il provenzale, tutte) o nessuna lo ha (nemmeno le lingue di stato).
In terzo luogo, dopo l' unità militare e quella linguistica, auspicavi che l' Italia fosse UNA d' altare, cioè avesse un' unica religione. Mussolini ti accontentò con il concordato del 1929, che elevò per legge il cattolicesimo a religione di stato. Dal punto di vista della tolleranza e della libertà non fu certo un progresso. Mai, nel corso della storia, le religioni di stato, soprattutto se monoteistiche, hanno portato piú libertà, se per libertà s' intendono i diritti della persona. Ma naturalmente, da bravo cattolico, quando parlavi di libertà pensavi alla politica estera, mica ai diritti individuali alla Thomas Jefferson, eh, Manzoni? Credimi: le minoranze religiose, i perseguitati per motivi di religione han sempre preferito tanti piccoli stati ad uno stato unico, non fosse altro che per le maggiori possibilità di fuga e di asilo in caso di persecuzione.
In quarto luogo sognavi un' unità di memoria. Ma l' Italia ha sempre nutrito contemporaneamente popoli diversi fra loro, ognuno con una propria storia, cultura, con una sua propria memoria collettiva peculiare! Dài un' occhiata all' intorno, Manzoni, e dimmi se aver voluto ridurre le mille memorie d' Italia a un' unica presunta memoria italiana abbia rappresentato un arricchimento della coscienza collettiva, o non piuttosto un appiattimento.
Che dire poi dell' unità di sangue da te auspicata nel 1821? Siamo sinceri: oggi come oggi, ti darebbero (e giustamente) del razzista. Non è peraltro uno stigma tuo personale, quanto piuttosto un atteggiamento mentale di tutto il Risorgimento. Basti pensare alll' immagine dell' austriaco nella letteratura risorgimentale italiana, un' immagine truce anche nei tratti somatici, un' immagine improntata al disprezzo nei confronti di genti cosiddette barbare, un' immagine profondamente razzista. E come rendere l' Italia UNA di sangue se non ripulendola dal sangue impuro? Non voglio muoverti accuse anacronistiche, Manzoni. Nessuno nel 1821 poteva prevedere i campi di concentramento e le pulizie etniche. Ma la storia c' è apposta per imparare. Non avresti imparato niente dai due secoli nel frattempo trascorsi, Manzoni, se oggi tu non vedessi e non ammettessi le aberrazioni prodotte dalle idee risorgimentali.
L' unica unità che anch' io mi sento di augurare all' Italia, fra le sei da te elencate, è l' ultima: l' unità di cor. Col cuore, sí, col cuore non si può mai essere uniti abbastanza, non solo in Italia ma in tutto il mondo, non ci si vuole mai bene abbastanza. Ma volersi bene significa rispettare le reciproche peculiarità e la reciproca indipendenza, senza pretendere un' unità assoluta, senza imporre un modello unico. Senza monomania, caro il mio Manzoni.
Certo, se ci si vuole bene non si pretende nemmeno un' indipendenza assoluta. Che ne diresti, Manzoni, di un' Unione Europea composta da tante microrepubbliche indipendenti e sovrane, a sovranità limitata ma concreta? Un' Unione Europea composta da tanti Lussemburghi, da tanti Galles, da tante Malte e Catalogne? Senza piú quei mostri, quei dinosauri della storia, da te idolatrati, che si fan chiamare stato nazionale. Che ne diresti di un' Europa nella quale il potere di Roma non andasse piú in là di Ostia, quello di Atene non andasse piú in là del Pireo, né quello di Berlino piú in là di Spandau? Eh, che ne dici, Manzoni? Non sarebbe meglio di quella tua monomania, di quel tuo appiattimento generale in nome dell' Uno e dell' Unità?
Ammetti che la diversità è un valore? Che il mondo è bello solo quando è vario?

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