La Toscana non è piú qui

La Toscana è altrove, non so dove.

È una terra promessa, un ideale da riconquistare lasciando tutto e mettendosi in cammino: lasciando la vigliaccheria e i compromessi, e preparandosi a sopportare una lunga marcia attraverso il deserto.

Dove trovare la Toscana vera? Non lo so. Forse dentro di noi, nel ricordo di ciò in cui abbiam creduto.

Forse è una patria interiore, che non ha piú riscontro esterno. O forse sí. Non sarebbe la prima volta che lo spirito di un popolo si estingue nella sede originaria ma ricompare altrove, dove meno ce se lo aspetterebbe. Ebbene, se trovate una terra verde e multiforme, non appiattita, non uniformata, non sottomessa a nessuno, abitata da gente fiera e libera, allora quella è la Toscana. Se sono scettici e polemici, se non riconoscono nessuna autorità, se non pongono limiti al pensiero e al genio, se non conoscono valore piú alto della libertà, allora quelli sono i toscani — dovunque si trovino, qualunque lingua parlino. Parleranno la loro lingua caustica e non se la lasceranno espurgare da nessuno.

In Toscana, nella Toscana propriamente detta, tutto questo non esiste piú. C' è una gentuccia falsa ed alacre, avida di spiccioli e povera di dignità, una gentuccia sempre pronta al compromesso, sempre pronta ad adeguarsi a chi viene a comandarla. Una gentuccia che dei toscani ha rinnegato tutto, persino la lingua, e si sforza di parlare come meneghini e papalini. Se questi sono toscani... allora la banda della Magliana è un manipolo d' antichi romani!

Chi li ha mai visti i toscani veri? Che fine hanno fatto? Quando si sono estinti? Possibile che siano scomparsi cosí, nel nulla? Chi li ha visti per ultimo? Qual' è l' ultima testimonianza che ne abbiamo?

L' ultimo testimone è un pratese, Curzio Malaparte — ma sarà attendibile? Nel corso della sua vita ha cambiato casacca piú volte, ha persino cambiato nome... Davvero ai suoi tempi i toscani saranno ancora esistiti? Sentiamo come Malaparte pretendeva di distinguerli dagl' italiani :

«O italiani grassi che usate abbracciarvi l' un l' altro, e prendere tutto in facile, e veder tutto roseo, e tutto quel che fate lo gabellate per eroico, e vi credete virtuosi, e avete la bocca piena di libertà mal masticata, e pensate tutti a un modo, sempre, e non v' accorgete d' esser pecore tosate. O italiani che non amate la verità, e ne avete paura. Che implorate giustizia, e non sognate se non privilegi, non invidiate se non abusi e prepotenze, e una sola cosa desiderate: esser padroni, poiché non sapete essere uomini liberi e giusti, ma o servi o padroni. O poveri italiani che siete schiavi non soltanto di chi vi comanda, ma di chi vi serve, e di voi stessi; che non perdete occasione alcuna di atteggiarvi a eroi e a martiri della libertà, e piegate docilmente il collo alla boria, alla prepotenza, alla vigliaccheria dei vostri mille padroni: imparate dunque dai toscani a ridere in faccia a tutti coloro che vi offendono e vi opprimono, a umiliarli con l' arguzia, il garbato disprezzo, la sfacciataggine allegra e aperta. Imparate dai toscani a farvi rispettare senza timor della legge, né degli sbirri, che in Italia tengon luogo della legge, e della legge son piú forti. Imparate dai toscani a sputare in bocca ai potenti, ai Re, agli Imperatori, ai Vescovi, agli Inquisitori, ai Giudici, alle Signorie, ai cortigiani d' ogni specie, come si è sempre fatto in Toscana, e si fa tuttora. Imparate dai toscani che "un uomo in bocca a un altro non s' è mai visto", che "un uomo vale un altro, e anche meno". Imparate dai toscani che non c' è nulla di sacro a questo mondo, fuorché l' umano, e che l' anima di un uomo è uguale a quella di un altro: e che basta sapersela tener pulita, all' asciutto, che non pigli polvere né umido, come sanno i toscani, che dell' anima propria son gelosissimi, e guai a chi gliela volesse sporcare, o umiliare, o ungere, o benedire, o impegnare, affittare, comprare; e che vi sono anime femmine e anime maschie, e che le anime dei toscani son maschie, come si vede da quelle che escon di bocca ai morti nel Camposanto di Pisa: il solo camposanto che sia al mondo, tutti gli altri son cimiteri. Imparate dai toscani a non temer l' odio della gente, né l' invidia, il livore, la superbia, a non temer nemmeno l' amore. Imparate a rispondere alla malvagità coi calci bassi, al sospetto con i morsi alla gola, ai baci sulla guancia con le dita negli occhi.
Imparate dai toscani a stimare un onore il male che dicon di voi. E tutti dicon male di noi toscani, e non ci vogliono, e ci tengono a bada, sol perché siamo, e a ragione, crudeli e faziosi, cinici e ironici; perché abbiamo il sangue caldo e la testa fredda; perché siamo nati proprio e soltanto per dire quel che agli altri non piace sia detto; perché non ci pentiamo delle nostre cattive azioni per non doverci pentire anche delle buone; perché godiamo nel mettere a nudo i fígnoli, i bitorzoli, i bubboni, le ossa storte, gli occhi guerci, e non tanto quelli degli altri, quanto i nostri; perché siamo i soli, in Italia, che pur nel vivo delle fazioni, delle sommosse, delle mischie, degli ammazzamenti, non perdiamo mai la testa, i soli che ci scaldiamo a freddo, e a un certo punto ammazziamo non per la ragione che non ne possiamo fare a meno, o che ci piaccia ammazzare, ma per la ragione che è l' ora di farla finita, e di andare a desinare; perché siamo pallidi e non chiediamo perdono a nessuno, e dimentichiamo piú presto i beneficii che le offese, e non perdoniamo chi non ha paura di noi.
E sopra tutto perché noi toscani siamo la cattiva coscienza d' Italia.
E questo che io dico, che siamo la cattiva coscienza d' Italia, non è un' offesa, ma un elogio dei toscani. Poiché ogni uomo, come ogni popolo, se non vuole addormentarsi nell' àdipe, e affogar nella retorica, ha bisogno di qualcuno che gli dica in faccia quel che si merita, quel che tutti pensano di lui e nessuno osa dirgli, se non dietro la schiena e a voce bassa. Quel che salva un uomo, o un popolo, è la sua cattiva coscienza, non la coscienza tranquilla: e questo è particolarmente vero in Italia, dove la storia non è intesa se non come panegirico, e tutto, anche i tradimenti, le fughe, le vigliaccate, diventa materia di lode e di trionfo.
E non è colpa, o italiani, ma merito nostro, se la cattiva coscienza non vi fa dormire, se vi fa smaniare e voltar nel letto tutta la notte: non è colpa, ma merito nostro, se avete paura dell' inferno.»


Bei tempi, quando i toscani eran diversi dagl' italiani!

(Il lungo passaggio malapartiano è tratto, ovviamente, da «Maledetti toscani»)

Marco Bucciarelli, il toscanaccio: un europeo fuori dal coro.

Marco Bucciarelli, il toscanaccio: ein unangepaßter Europäer.

Marco Bucciarelli, il toscanaccio: un Européen hors du troupeau.

 

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