20 settembre

c' è poco da festeggiare
Se il 20 settembre 1870 ci fosse stata una sollevazione popolare, se la riva sinistra del Tevere si fosse ribellata alla riva destra, se i romani fossero scesi in strada e avessero cacciato il proprio vescovo... allora ci sarebbe qualcosa da festeggiare.
Ma che cosa fecero invece i romani il 20 settembre 1870? Niente. Rimasero passivi. Si ritrovarono un padrone nuovo, non scelto da loro, e lo applaudirono perché era un padrone apparentemente piú potente del precedente. Tutto qui. Gli odierni anticlericali romani che festeggiano il 20 settembre festeggiano dunque in fin dei conti l' apatia, la passività dei proprî avi, che nel 1870 non fecero la storia, bensí la subirono. Festeggiano quella che in realtà è una vergogna. Festeggiano la vigliaccheria dei romani, che nel 1870 non si sbarazzarono da sé del governo pretesco, ma lasciarono che se ne occupassero i piemontesi.
Se i romani del
1870, però, furono vigliacchi, anche i piemontesi non brillarono certo per
coraggio: lo dimostra il momento da loro scelto per attaccare Roma. Quest'
ultima era stata a lungo protetta militarmente e diplomaticamente da Napoleone
III, quello stesso Napoleone III che, spinto da Cavour, aveva conquistato
il Regno Lombardo-Veneto e l' aveva ceduto al Piemonte in cambio della Savoia
e del Nizzardo. Il 15 settembre 1864 venne firmato un accordo fra il governo
francese e quello italiano (la cosiddetta "Convenzione di Settembre"),
in base al quale Napoleone III ritirava tutte le truppe francesi da Roma,
e il governo piemontese (o italiano che dir si voglia) in cambio s' impegnava
solennemente a rispettare, anzi addirittura a proteggere (!) l' indipendenza
di Roma e del Lazio.
L' accordo venne rispettato fin tanto che la potenza francese incuteva timore.
Gl' italiani, infatti, già allora, non avevano l' abitudine di mantenere
la parola data, ma in compenso avevano già il vizio di arruffianarsi
nei confronti dei potenti.
Nel 1870 l' esercito francese venne annientato da quello prussiano, Napoleone
III in persona venne fatto prigioniero dal nemico. Appresa la notizia della
disfatta francese, il governo piemontese, che proprio grazie a Napoleone
III si fregiava ormai dell' altisonante titolo di governo italiano, si affrettò
a tradirlo invadendo Roma, cosa che non aveva osato fare prima che Napoleone
III cadesse in mano dei prussiani.
Che cosa si festeggia
dunque il 20 settembre?
La vigliaccheria dei romani, i quali attesero che fossero i piemontesi ad
abbattere lo stato pontificio?
O la vigliaccheria dei piemontesi, i quali attesero che il loro grande amico
e protettore cadesse prigioniero dei prussiani, per voltargli finalmente
le spalle?
O forse si festeggia la vigliaccheria italiana, inevitabile, con simili
elementi costitutivi della nuova nazione?
Si festeggia quel barcamenarsi, quell' arruffianarsi, quel non prendere
mai posizioni scomode, quel non opporsi mai ai piú potenti, quell' arte
del doppio gioco, quel tatticismo vile, insincero, sempre pronto ad applaudire
al vincitore?
Il 20 settembre fu questo.
Se fosse stato un
rivolgimento voluto dal popolo, se fosse stata una scelta libera, cosciente
e coraggiosa, una presa di posizione alla luce del sole, lo stato italiano
avrebbe avuto allora e avrebbe oggi una sua dignità allora sí che
si potrebbe festeggiare.
La realtà del 1870 fu meschina, e la realtà odierna ne è la diretta conseguenza.
Festeggiarla significa festeggiare la propria vergogna.
Marco Bucciarelli, il toscanaccio: un europeo fuori dal coro.
Marco Bucciarelli, il toscanaccio: ein unangepaßter Europäer.
Marco Bucciarelli, il toscanaccio: un Européen hors du troupeau.
www.toscanaccio.eu
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